Reportage

Il fascicolo Mambelli: 217 file, una scuola e le domande rimaste

Il 30 luglio il sindaco promette risposte scritte alla minoranza; il 25 settembre il Comune consegna a noi 217 file sulla scuola Mambelli-Barnabei. Che cosa raccontano, che cosa tacciono e che cosa resta da chiedere.

Illustrazione a stampa: un borgo collinare con un alto campanile al tramonto; in primo piano un cantiere con una scuola moderna in legno e un'impalcatura, una gru e un escavatore; a destra una pila altissima di cartelle e fogli, con un foglio evidenziato in verde lime collegato alla scuola da un filo
Una pila di documenti e una scuola in cantiere. Immagine illustrativa generata con IA.

Ogni fatto di questo racconto viene da un atto o da una registrazione, indicati nel testo; la tabella «cifra → fonte» è nel dossier collegato. «Non risulta» vuol dire «non compare nei documenti che abbiamo». Il Comune e le persone citate hanno diritto di replica, che pubblicheremo per intero.

«Le risposte le diamo per iscritto»

È il 30 luglio 2026, ultima seduta utile prima della pausa estiva. Il consigliere di minoranza Ugo Giuliani presenta un'interrogazione sulla scuola Mambelli-Barnabei, il cantiere più grande del PNRR ad Atri. Dice che il Comune ha chiesto al Ministero di spostare il termine dei lavori dal 30 giugno al 27 luglio a causa dell'amianto trovato nelle demolizioni, che il Ministero ha accolto, e che «alla data del 27 luglio i lavori risultano ancora in corso». Chiede se il finanziamento sia confermato.

Il sindaco risponde che «le risposte le diamo tutte per iscritto», perché occorre garantire il numero legale e «oggi è 30 luglio» (registrazione della seduta, minuto 28:45). È una scelta di procedura, motivata dal numero legale. La domanda, però, resta aperta: a che punto è la scuola?

Ci sono due modi di avere una risposta scritta da un Comune. Aspettare, oppure chiedere. Il 25 agosto 2026 abbiamo chiesto.

Trenta giorni

La legge sull'accesso civico generalizzato (art. 5, comma 2, d.lgs. 33/2013) è semplice: chiunque può domandare documenti e dati in possesso di una pubblica amministrazione, senza dover dimostrare un interesse; l'amministrazione ha trenta giorni per rispondere. La nostra istanza, indirizzata al Comune di Atri con copia al Difensore civico regionale, è protocollata il 27 agosto con il numero 0019925. Il termine scade il 26 settembre.

Il primo settembre il Comune avvisa l'impresa aggiudicataria, che come controinteressata può opporsi. Non si oppone, e il termine resta sospeso per dieci giorni. Il 22 settembre, a quattro giorni dalla scadenza, mandiamo un sollecito via PEC: viene protocollato il 23 (n. 0021911) e assegnato sia alla Segreteria generale sia all'ufficio Lavori pubblici, cioè a chi i documenti di cantiere li custodisce davvero.

Il 25 settembre, un giorno prima del termine, arriva la risposta: istanza accolta. La firma il Responsabile dell'Area Lavori pubblici; in copia, il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Dentro, un link che resterà attivo solo fino al 28 settembre. Dentro il link, 217 file.

Un fascicolo di 217 file

Molti hanno l'estensione .p7m: sono atti firmati digitalmente, scatole dentro scatole che si aprono una alla volta. Uno è una scansione senza testo. Dentro ci sono il progetto a base di gara, le offerte, i quattro verbali di gara, il progetto esecutivo, la variante, i verbali di consegna, le proroghe, la sospensione, i primi sei stati di avanzamento con i certificati di pagamento, il certificato di ultimazione. Mancano il collaudo, che non è ancora stato emesso, e il disciplinare di gara, che non compare nell'elenco.

Gli atti coprono tre anni di vita del progetto, dal progetto di fattibilità del 2023 al certificato di ultimazione del 2026, e vanno letti in ordine di tempo.

Il tempo, prima di tutto

Il PNRR non perdona i ritardi, e i documenti lo mostrano. L'appalto, un'«integrata» di progettazione ed esecuzione, parte con un solo offerente: punteggio tecnico 53,700 su 70, poi riparametrato a 70 (verbale n. 3 del 6 settembre 2023). Il termine contrattuale è di 488 giorni dalla consegna dei lavori. Ma la consegna compare con tre date diverse: il 28 dicembre 2023, il 26 maggio 2025, il 9 giugno 2025. Il termine del 15 giugno 2026 corrisponde a 371 giorni dal 9 giugno 2025 e in una proroga è descritto come «571 giorni»; 488 giorni dal 9 giugno 2025 porterebbero al 10 ottobre 2026. Non sono errori che possiamo qualificare: sono numeri che negli atti non coincidono, e solo il Comune può dire quali siano quelli giusti.

Il 15 giugno 2026 coincide invece con un altro dato: il cronoprogramma integrativo dell'impresa condiviso con l'Unità di missione PNRR il 15 maggio 2025. Quasi in parallelo, il 12 giugno, una sospensione parziale dei lavori. La seconda proroga la motiva con «criticità impreviste emerse durante le operazioni di demolizione dell'edificio oggetto di sostituzione edilizia»: è l'amianto di cui parlava l'interrogazione. Il verbale di sospensione è nel fascicolo, ma è una scansione senza testo, e non l'abbiamo ancora potuto leggere.

Le proroghe fanno il resto: 15 giorni (11 giugno), poi 27 (26 giugno), termine 27 luglio. Il 27 luglio il direttore dei lavori certifica l'ultimazione, «salvo lavorazioni di lieve entità». Seguono trenta giorni, poi altri trenta con una nota del 13 agosto: nuovo termine, 25 settembre 2026. Il giorno in cui il Comune ci risponde.

La variante di Natale

Il 22 dicembre 2025 il Responsabile del procedimento dispone di sostituire le lavorazioni «oggetto di finanziamento a mezzo Conto Termico 2.0» con altre compatibili. Il Comune punta ad accedere al Conto Termico del GSE con una proposta da 766.360,49 euro. Otto giorni dopo, il 30 dicembre, la determina 1610 approva la variante come modifica non sostanziale.

Il saldo, sulla carta, è quasi nullo: il contratto passa da 4.089.310,44 a 4.086.723,42 euro, meno 0,06%. Ma dentro quel saldo si muovono cifre grandi. Escono interamente cinque categorie: impianto termico (172.808,52 euro), aria primaria (120.208,09), apparecchi illuminanti (67.555,30), centrale termica (60.637,23), domotica (24.014,74). Totale: 445.223,88 euro. In tutto la variante toglie lavorazioni per 1.195.047,02 euro e ne aggiunge per 1.192.036,39, circa il 30,7% dei lavori a misura del progetto esecutivo (calcolo nostro). Fra le aggiunte, la sistemazione di una parte di largo Cherubini e dei camminamenti esterni, che prima stavano in uno stralcio escluso dal PNRR.

La determina dice che per l'Avviso PNRR di riferimento la variante non richiede l'approvazione dell'Unità di missione. Se questa lettura sia corretta è una questione giuridica, e non è la nostra: qui riportiamo le cifre. Una spiegazione innocua, peraltro, c'è ed è nel testo stesso: spostare certe opere su un altro finanziamento, il Conto Termico, è una scelta che un'amministrazione può fare per non perdere risorse.

Che cosa non è nel contratto

La parola che torna in tutto il fascicolo è «escluso». Il capitolato e il quadro economico elencano tre voci «escluse dal finanziamento PNRR», per 940.436,40 euro in tutto: lo stralcio 2, cioè piazza e sistemazioni esterne (522.416,53); la demolizione dell'edificio INPS (64.280,64); e 353.739,23 euro di «opere di miglioria». Quest'ultima voce merita attenzione al nome: nel computo è la demolizione totale della vecchia scuola, 4.650 metri cubi di cemento armato e 9.481,5 di muratura. Non sono le migliorie offerte in gara.

Anche il parcheggio che dovrebbe nascere dove sorgeva la vecchia Mambelli non è nell'appalto: lo realizzerà il Comune «con ulteriori fondi» (relazione di variante, p. 23). E nel progetto non c'è più nemmeno il parcheggio interrato previsto nel 2023: eliminato dopo la richiesta del RUP del 27 ottobre 2023 per ragioni archeologiche e per tutelare le mura storiche. Al suo posto, sedici posti in superficie. La palestra, che il progetto di fattibilità prevedeva di coprire e dotare di impianti, nell'esecutivo diventa «di tipo esistente».

Promesse in busta chiusa

In una gara con un solo concorrente, a fare la differenza sono le migliorie dell'offerta tecnica. Quella dell'impresa ne elenca molte: un fotovoltaico da 85 kWp invece di 50, travi fredde, un sistema di gestione dell'energia con energy meter, isolanti in fibra di legno, infissi a triplo vetro, due ascensori anziché uno, stazioni per bici e monopattini, un'area per animali domestici.

Abbiamo confrontato quell'elenco con il progetto esecutivo, la variante e il SAL 6. Il fotovoltaico in contratto è di 19.920 watt di picco, 19.795 contabilizzati al SAL 6: è, appunto, circa un quarto degli 85 kWp. L'ascensore è uno. Il triplo vetro c'è nell'esecutivo, poi la variante lo sostituisce con il doppio. Per molte altre voci, travi fredde, fibra di legno, stazioni bici, nell'elenco prezzi non compare nulla di corrispondente. Con una cautela dovuta: la stessa cosa potrebbe essere descritta con parole diverse, o stare in una relazione. Non possiamo dire che siano state rinunciate; possiamo dire che non le troviamo, e chiedere al Comune se siano state verificate, ridotte di prezzo o abbandonate con un atto.

85,3%

L'ultima fotografia contabile del fascicolo è il SAL 6, al 13 luglio 2026: 3.485.431,51 euro su 4.086.723,42, l'85,3% del contratto. Rimanevano 601.291,91 euro. Confrontando voce per voce le quantità di variante con quelle del SAL, 111 voci risultano ancora senza nessuna contabilizzazione (317.694,72 euro) e 77 sono parziali: tra le prime lo smaltimento dei rifiuti da demolizione, 33 porte interne, gli intonaci, i percorsi tattili; tra le seconde i pavimenti in gres (1.736 metri quadri su 2.346) e gli infissi in alluminio (46 su 149).

Va detto con chiarezza, perché è facile fraintendere: quella è una fotografia scattata quattordici giorni prima del certificato di ultimazione, e finiture, esterni e impianti sono proprio ciò che un cantiere completa alla fine. Non si può affermare che quelle opere non siano state fatte. Si può dire che dai documenti consegnati, oggi, non è possibile verificarlo: mancano il SAL 7, il conto finale, lo stato finale dell'opera, il collaudo.

Gli alberi

Nel progetto sono 23 gli alberi da abbattere, in parte conifere mature: secondo la relazione, una perizia agronomica ne ha valutato vigore e tutela (la perizia non è nel fascicolo). Il cedro del Libano di piazza Cherubini si salva, perché l'edificio viene spostato di circa sette metri. I nuovi alberi sono otto per la relazione, undici per la tavola B_06 e il computo (otto aceri e tre prunus), più altri 35 a carico del Comune «in altre aree pubbliche», senza luogo né data. Negli stati di avanzamento, nove abbattimenti compaiono già nel SAL 1, a tutto il 19 novembre 2025, e restano invariati fino al SAL 6; piantumazioni contabilizzate, fino al SAL 6, non ne risultano. Il Comune può dare una spiegazione semplice, e cioè che sono fuori appalto o previste a fine lavori: resta da chiedergli quando e dove.

Che cosa manca

Un fascicolo da 217 file è un'ottima notizia per la trasparenza, e va riconosciuto: il Comune ha risposto nei termini, in modo completo rispetto all'oggetto della richiesta, con un riuso ammesso dalla legge. Ma il quadro, oggi, ha buchi che solo il Comune può colmare:

Sono le domande che abbiamo già inviato come integrazione dell'istanza. Quando il Comune risponderà, pubblicheremo la risposta per intero, con la data. Se non risponderà, pubblicheremo anche quello.

Perché ne parliamo

La Mambelli è un'opera da 5.116.110,52 euro, pagata in larga parte con fondi europei, destinata a ragazzi e ragazze della città. Che cosa dica un fascicolo pubblico su come quei soldi vengono spesi è, senza ambiguità, di interesse pubblico. Non diciamo che qualcosa sia andato storto: diciamo che alcuni numeri negli atti non coincidono e che i documenti mancanti sono quelli che servirebbero a chiudere il quadro. La scuola è stata certificata ultimata il 27 luglio; il resto, il Comune può spiegarlo.

Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2026. Fonti: documenti consegnati dal Comune di Atri il 25 settembre 2026 (istanza prot. 0019925 del 27/08/2026); registrazione del Consiglio comunale del 30 luglio 2026. Il verbale di sospensione del 12 giugno 2026 non è stato letto. Nessun dato personale è pubblicato.